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Coronavirus: riflessioni per il bene

Qual è il senso della comunicazione, al tempo del Coronavirus? Per noi è la CONDIVISIONE.

Lettera aperta

“Prima di fare questo lavoro, scrivevo narrativa per i giornali. Il ritmo serrato della nuova professione mi aveva tolto la possibilità di scrivere ma questa tragica situazione mi ha restituito il tempo di farlo. Mi fa piacere condividerla con voi.

Sono grata anzi infinitamente grata di poter guardare questo inferno dalle finestre di casa mia sapendo che tutte le persone che amo stanno facendo altrettanto. Grata di avere una casa dove poter stare e grata di non mancare di nulla di indispensabile in questi giorni difficili. Questi giorni… ma da quanti giorni stiamo vivendo in questo modo? Ho perso il conto… Mi sembra lontanissimo il tempo in cui uscivo, prendevo la mia macchina per raggiungere luoghi e persone a me care senza preoccuparmi di quanti kilometri mi separassero da loro… Non sono annoiata e sarei bugiarda se dicessi che tutte le giornate sono uguali perché in realtà non lo sono.

E sarei anche bugiarda se dicessi che tutto quello che facevo prima mi manca. Ci sono cose che non mi mancano affatto. Non mi manca andare in centro, non mi mancano i locali affollati, non mi manca uscire a fare le commissioni, non mi manca fare la spesa, non mi manca il ritmo frenetico del lavoro e anche molte delle persone che prima vedevo con una certa assiduità non mi mancano. Questo periodo sospeso mi sta insegnando che in realtà ho bisogno di molte meno cose di quanto credessi e questo mi sembra buono.

Quello che invece mi manca tantissimo

è la serenità d’animo, il senso di pace che provavo quando andavo a letto la sera, l’allegria, il gusto di passare del tempo con chi davvero conta nella mia vita, vedere i loro volti, poterli abbracciare e farmi abbracciare da loro. L’allegria, poi, proprio non riesco a resuscitarla in nessun modo. Mi sembra di sentire sulla pelle tutto il dolore, la paura, lo smarrimento della gente. E’ come un mantello pesantissimo che si appoggia sulle mie spalle fino quasi a curvarle. E poi il silenzio spettrale che c’è fuori: non passano macchine, non si sentono le voci delle persone che passeggiano davanti a casa, solo, fortunatamente da qualche giorno un po’ meno, il suono acuto e assordante delle ambulanze che ti trapana il cervello. Ma per assurdo non ho voglia di rumore, né di musica se non, ogni tanto, quella classica. Ho capito che è l’armonia della musica classica, il perfetto equilibrio che esprime che mi dà sollievo. Zero parole, perché le parole stanno a zero in questo momento.

In questi giorni,

oltre, a dedicarmi alle pulizie di casa e un po’ al mio lavoro, ho fatto repulisti di cose vecchie che mi portavo dietro da moltissimi anni: fotografie, diari, lettere, oggetti. Ho buttato un sacco di roba e tenuto solo quello che ritengo davvero importante. Mi sono liberata anche di tutti i “segreti” che custodivo in una scatola di latta dei biscotti svedesi. Ho pensato  ”non si sa mai…meglio che nessuno trovi cose che ho custodito fino ad ora solo per me”. Non mi piace tanto mettere mano nei ricordi. E’ sempre un po’ doloroso e poi le cose vecchie sono passate e spesso non c’entrano più niente con noi, con quello che siamo diventati nel corso degli anni. Quindi se non ci riguardano più, non ci appartengono più.

E poi, io prego:

per me stessa, per le persone che amo e per il mondo. Faccio preghiere soprattutto di protezione e di sostegno. Nella Bibbia leggiamo che nessuna preghiera cade nel vuoto e la mia guida spirituale mi diceva sempre che quando noi preghiamo non sappiamo chi beneficerà della nostra preghiera ma, da qualche parte, c’è sempre qualcuno che ne ha bisogno e che in quel momento è ricettivo e pronto a raccogliere il frutto del nostro lavoro. Prego mentre stiro o lavo i piatti o mi faccio la doccia. Prego ogni volta che di notte mi sveglio e, ultimamente, succede spesso.
Una cosa che mi dà sollievo, invece, è uscire in giardino e vedere che, malgrado questa peste che si è abbattuta su di noi, la natura continua il suo corso. Lei non sa niente di virus e di paura, adempie imperterrita al suo compito nel mondo: gli alberi mettono fuori le prime foglie, i fiori fioriscono, i bulbi, finito il loro letargo sotto la terra, fanno capolino e promettono colori e profumi che certamente arriveranno.

Ed è proprio la natura a dirmi che noi dobbiamo fare lo stesso.

Continuare a vivere non dimenticando di quale dono meraviglioso siamo stati omaggiati il giorno in cui siamo nati. Anche in questa situazione che sembra averci tolto ogni possibilità di espressione dobbiamo continuare a essere presenti a noi stessi e andare avanti mettendo a frutto le nostre qualità. E come la natura ha un suo ordine e ha cura di ogni piccolo bocciolo così noi dobbiamo prendiamoci cura di noi stessi e della nostra casa: l’ordine intorno a noi aiuta ad avere ordine anche nella testa ed evita che valanghe di brutti pensieri la affollino. Questo mi ripeto e cerco di metterlo in pratica: qualche volta ci riesco e lo reputo un successo, certe volte, come oggi, no. La spinta non c’è ed è inutile cercarla a tutti i costi.

Ma di pensieri ne frullano davvero tanti nella testa. Domande su come sarà il dopo, su cosa salveremo e su cosa elimineremo definitivamente dalla nostra vita. Domande su quale sarà il rapporto con il nostro corpo e con quello degli altri dopo questo lungo periodo di separazione. Ma domande anche sul presente: quanto ci credo ancora nelle cose che faccio? Quanto avrei voglia di modificare alcuni aspetti della mia vita, delle mie relazioni, dei miei affetti? Quanto sto utilizzando i miei talenti affinché la mia vita sia ricca di frutti? Quanto sto mentendo a me stessa sulla sincerità di certe situazioni? Sono davvero così forte da affrontare l’invecchiamento da sola? Quanto la mia tranquillità dipende dalle persone che mi circondano?

Chiaramente non ho tutte le risposte ma vorrei che questa cosa che sta succedendo, non a me ma al mondo, mi facesse capire una volta per tutte che la vita può non fare davvero sconti e che bisogna arrivare preparati per poter affrontare situazioni tanto complicate. La verità è che ci si prepara da soli e solo dopo si può condividere con altri… Questa cosa che sta succedendo mi fa tornare la voglia di prendere un posto con quelle 4/5 persone che davvero contano costruire una grande casa in cui ognuno di noi ha il suo spazio ma con anche stanze comuni dove mangiare, guardare la televisione, cucinare…. E poi un giardino e un orto e all’orizzonte il mare. Condividere questa fase della vita con chi si ama, allargando un po’ il cerchio perché a questa età si ha bisogno di cose diverse. La privacy, l’intimità sono importanti e vanno salvaguardati ma la condivisione, lo scambio, l’aiuto reciproco, il tempo per il gioco, quella che una volta si chiamava convivialità, sono valori che da “grandi” assumono tutto un altro sapore e un gusto buono…

Questo virus mi sta insegnando molte cose. La prima è quella che le nostre azioni hanno un impatto sul mondo che ci circonda sia esso ambiente, natura o uomo, che la solidarietà è fatta di tante cose, ognuno dà quello che ha: chi ha soldi dà soldi, chi ha lavoro dà lavoro, chi ha tempo dà tempo, chi può convertire la propria attività per produrre qualcosa di utile converte, chi come noi può aiutare un vicino di casa, un homeless aiuta; che le cose di cui abbiamo bisogno sono infinitamente meno di quello che crediamo; che non bisogna procrastinare ciò che davvero desideriamo, che dobbiamo avere coraggio nella vita ma dobbiamo essere saggi e sinceri; che la qualità dei rapporti umani è infinitamente più importante della quantità, che società può essere un concetto e una realtà meravigliosa dove vivere se ognuno fa la sua parte.
E infine vorrei ringraziare la Natura che ogni giorno ci mostra che appena noi facciamo un passo indietro lei è pronta a restituirci il meglio: cieli azzurri, aria più sottile, acque trasparenti…. La sua generosità è infinita e anche la sua fiducia in noi: si affida nuovamente a noi ripulita e vigorosa nella speranza che riconosciamo la sua bellezza e la rispettiamo. Anche questa è una bella lezione da imparare!

MariaGrazia Vignoli

KAIROS COMUNICAZIONE